L’immaginazione e il gioco senza confini: la rivoluzione del sistema Lego

copertina speciale lego

«C’era una volta…
– Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.
No ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno».

Anche se questo è il celebre inizio di un’altra storia, quella dei mattoncini che hanno fatto scatenare la fantasia di milioni di bambini e non, iniziò proprio così.
Quella dei Lego è una di quelle storie davvero belle che è un peccato non conoscere. Questo famoso acronimo ha superato i confini del proprio Paese natio per arrivare ovunque, cambiando per sempre il rapporto tra i bambini e il modo di giocare.

Come in tutte le favole quindi, obbligatoriamente c’era un… C’era una volta, nella città di Billund in Danimarca, un onesto artigiano del legno di nome Ole Kirk Kristiansen, che, come tanti sfortunati durante la Grande Depressione del 1929, si ritrovò di punto in bianco a dover cercare la forza di ricominciare dopo aver perso tutto.

Quando non si ha più nulla, la speranza che un giorno si possa tornare a sorridere, si nasconde sempre nelle piccole cose, nella carezza di una persona cara, in un oggetto cui siamo affezionati e che ci lega a dei bei ricordi.
E fu così che Ole Kirk facendosi forza, sfruttando le sue doti di eccellente artigiano del legno, iniziò a costruire giocattoli pensando ai suoi quattro figli.
Tra mille difficoltà e una produzione che stentava a decollare, il nostro falegname non si perse d’animo. Presto, a sostenerlo e aiutarlo, si unì suo figlio Godtfred che iniziò a lavorare con lui.

Grazie alla perseveranza del sig. Ole Kirk Kristiansen, la dedizione al lavoro eseguito a regola d’arte e soprattutto all’affetto dei suoi cari, quella che era una bottega divenne una piccola fabbrica di giocattoli.

Le Godt in danese significa giocare bene, Lego l’acronimo scelto dal sig. Ole Kirk per le sue creazioni.

Il sig. Lego (possiamo prenderci la libertà di chiamarlo così) era un vero sognatore e probabilmente la sua fortuna fu quella di mantenere in vita anche da grande, la curiosità che è propria dei bambini.

Nel 1946, il sig. Lego andò a Copenaghen per osservare una macchina da poco giunta in Danimarca in grado di modellare la plastica. Per dimostrare il funzionamento di questo macchinario, erano riprodotti dei piccoli mattoncini di plastica e Ole Kirk, affascinato da quest’idea, decise di metterli in produzione.

Oggi ci sembra così scontato, ma per quei tempi, produrre giocattoli di plastica e non solo di legno, era una scommessa sull’avvenire a tutti gli effetti. I primi modellini erano delle perfette riproduzioni di
macchine, trattori, case.

Tuttavia mancava qualcosa: Ole Kirk e Godtfred non erano pienamente soddisfatti, nonostante gli affari andassero bene. In effetti, quello che difettava a quegli splendidi giochi era un sistema che li accompagnasse.

Non quindi soluzioni già confezionate, non un giocattolo fatto e finito, serviva qualcosa che rafforzasse l’immaginazione e la creatività dei bambini.
Un’idea non sarà mai uguale a un’altra. Allo stesso modo, i tempi erano maturi per immaginare finalità diverse cui destinare i giochi e una sopra tutte. Esso è pronto a diventare il tramite per un nuovo modo di dare forma alla fantasia dei bambini.

Se sono direttamente loro a realizzare il giocattolo che desiderano, avendo a diposizione un modulo da utilizzare, nessun limite potrà mai apporsi alle soluzioni possibili che i bambini vorranno trovare.

Questa intuizione rivoluzionò l’approccio all’idea di gioco e aprì definitivamente le porte alla creatività.

La fantasia non ha bisogno di essere insegnata, nasce spontaneamente insieme con noi.
Attraverso di essa, siamo in grado di esplorare le possibilità della realtà. L’approccio era appunto pronto per essere diverso: cosa fare affinchè la fantasia dei bambini non si spenga, anche e soprattutto quando si diventa grandi.

Gli adulti ricchi di fantasia, che giocano ancora con la stessa naturalezza dei bambini, sono probabilmente tra le persone più felici del mondo.
Il sistema Lego, i mattoncini in grado di dare forma a qualsiasi cosa desideriamo, ebbe un successo immediato espandendosi a macchia d’olio raggiungendo tutto il mondo.

Ben presto furono inseriti i famosi tubi all’interno dei mattoncini per permettere la tenuta a incastro che garantisce stabilità alle costruzioni.


Ora davvero, l’immaginazione poteva prendere forma.

Ah, i Lego! Secchielli di mattoncini colorati per costruire la casa delle bambole che non ho mai avuto, una navicella spaziale pronta a conquistare il mondo, la città dei miei sogni. Nulla s’interpone tra ciò che vogliamo e quello che possiamo realizzare.

Una ricchezza senza confini all’orizzonte, e mattoncini colorati da aggiungere per pensare sempre più in grande.

Da generazioni ormai, la famiglia Lego continua a essere famosa in tutto il mondo per la sua grande intuizione che è sempre riuscita a stare al passo con i tempi. Il sistema di gioco piace a tutti, grandi e piccoli, ed è tarato in base alle difficoltà che abbiamo voglia di sperimentare. Vogliamo ricordare inoltre cosa siamo potenzialmente in grado di riprodurre oggi? La Morte Nera di Star Wars, il set di Jurassik Park, la casa dei Simpson e tantissime rappresentazioni dai nostri set preferiti (il nostro Dr. Connors ha perso un anno di vita per realizzare il Castello di Hogwarts e guai a chi glielo tocca).

Ci credete che l’aeroporto di Billund fu costruito proprio dalla famiglia Lego per facilitare l’esportazione dei mattoncini e soddisfare la curiosità di tutti i produttori di giocattoli del mondo?

E ancora, sapevate che Legoland, il parco a tema Lego di Billund, fu realizzato per permettere agli uomini d’affari e poi a tutti noi di vedere in grande il reparto di modellazione della fabbrica Lego? Ebbene, credeteci.

Questo è il potere delle favole. E così, tutti vissero felici e contenti, noi di sicuro grazie ai mattoncini.
Qualche tempo fa, la Lego produsse un corto animato come regalo per i suoi affezionati che trovate a questo link.

https://www.youtube.com/watch?v=NdDU_BBJW9Y&t=6s

Da vedere assolutamente per rivivere la magia di una storia che noi bambini siamo chiamati a continuare con la nostra immaginazione senza confini.

Dal salotto della Sig.ra Moroboshi

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