[Recensione] Glow: direttamente dagli anni 80, ecco le improbabili lottatrici Netflix

GLOW (1)

Donnine in costume che si menano su un ring. Probabilmente a molti non servirebbe altro per far entrare Glow nella propria lista di serie preferite, ma mamma Netfilx sa fare le cose per bene e non si accontenta del contorno, mettendoci anche la ciccia.

Sotto la scorza di mazzate volanti, costumi kitsch e personaggi improbabili, si agita una
sceneggiatura che oscilla tra la commedia e il dramma in maniera molto equilibrata.
Dentro i protagonisti apparentemente banali e piatti, batte un cuore sfaccettato e tridimensionale dal forte potere empatico; detto in parole povere, sono credibili e ci sia affeziona presto a loro e alle loro disavventure.

La serie prende spunto dall’omonimo show (acronimo di Gorgeous Ladies of Wrestling) andato in onda nel 1986 in cui, appunto, delle giovani lottatrici si riempivano di mazzate travestite in base al loro personaggio, condendo i vari match con delle sotto-trame da soap opera.
Anche la serie Netflix è ovviamente ambientata negli anni ‘80, con tutto ciò che ne consegue alivello di scenografie, costumi e cliché.
Sebbene all’inizio la protagonista sia Ruth, con il prosieguo della storia tutti i personaggi, con le loro vicende, avranno una presenza importante per tutti e dieci gli episodi.

glow

Senza spoilerare troppo, in sostanza c’è un regista frustrato che mette in piedi una selezione per uno show sul wrestling femminile e delle ragazze squattrinate (e per niente affini all’argomento) si candidano per parteciparvi. Le gag sono per la maggior parte incentrate sul trattamento riservato loro dal burbero autore del programma e tra le relazioni interpersonali delle improvvisate lottatrici. Per avere un’idea più precisa vi basti sapere che la serie è ideata e scritta da “quelli” di Orange is the new black.

Paradossalmente qui di wrestling ce né veramente poco, anche perché tutte le puntate sono il preambolo al pilot dello sgangherato programma; ma è uno spasso vedere passare da perfette imbranate ad assatanate combattenti le ragazze, fino al climax finale degli incontri dell’ultima puntata, con tutti i costumi del caso che vi lascio immaginare. Tanto per dire: Ruth impersona “Zoya la Destroya”, figuratevi il resto della ciurma.
Non mancano le vagonate di citazioni sul periodo storico tanto caro a noi nerd e ovviamente sul Wrestling vero degli stessi anni.

Glow+2

Qualche concessione al fan service siamo sempre disposti a lasciarla passare, se poi gli autori sanno scrivere così bene, tanto da rendere tutto interessante anche a chi del wrestling non frega pressoché niente. Dico bene?

La ciccia, dicevamo all’inizio.
Sentimenti, drammi, amicizie che iniziano e finiscono, difficoltà lavorative, frustrazioni, sogni e risate. Tutto questo è sufficiente a rendere Glow una serie perfetta
da guardare con la vostra dolce metà, con tutti i rischi che comporta l’effetto emulazione una volta finita la puntata, ma d’altronde a chi non veniva voglia di gonfiare di botte il fratellino più piccolo per provare tutte le mosse di Hulk Hogan e soci?

Alessandro Armiento da ilnerdaccasato.blogspot.it

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